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André Kertész






“Tutto quello che abbiamo fatto, Kertész l’ha fatto prima”


Queste sono le parole che Henri Cartier-Bresson utilizza per descrivere la grande persona che fu André Kertész, oggi considerato uno dei maggiori fotografi del secolo scorso.


Nato a Budapest nel 1894, André Kertész trascorse la sua infanzia in una famiglia della media borghesia ebraica, perdendo, tuttavia a 15 anni il padre, tre anni prima di diplomarsi all’accademia commerciale della capitale ungherese.


Fu in questo stesso periodo che acquistò la sua prima fotocamera, una maneggevole ICA 4.5×6 con la quale realizzò una fotografia divenuta celebre, il ragazzo dormiente.

Con lo scoppio del primo conflitto mondiale, Kertész si arruolò nell’esercito austro-ungarico partendo volontario per il fronte russo-polacco, tenendo stratta a sé sempre una Goerz Tenax da 75m tramite la quale immortalò la vita in trincea e gli aspetti più crudi della guerra.


Tuttavia, a causa della Rivoluzione ungherese del 1918, la maggior parte dei suoi scatti al fronte vennero perduti.

L’anno successivo conobbe Erzsébet Salamon che diventerà in seguito sua moglie.


Nel settembre del 1925, a causa della depressione post-bellica che colpì l’Ungheria decise di trasferirsi a Parigi, nella quale entrò in contatto con altri importanti e convergenti artoisti, come Robert Capa, Man Ray e Brassaï. Quest’ultimo prestò a Kertész la sua fotocamera, diventando di fatto il suo maestro nelle riprese notturne.


Tra le prime mostre di André Kertész occorre ricordare l’evento del 1927 che si tenne nella galleria Au sacre du printemps, con un catalogo introdotto dal dadaista Paul Dermée.


Nel 1928 acquistò una fotocamera Leica e iniziò a lavorare per la rivista francese Vu, insieme a Cartier-Bresson, e un anno dopo comparve tra i nomi della prima mostra indipendente di fotografia – Il Salon de l’Escalier – accanto figure di spicco come Man Ray, Berenice Abbott e Germaine Krull.


Nel 1933 si presentò per Kertész una buona occasione per dimostrare il proprio lavoro quando la rivista Le sourire gli offrì cinque pagine da riempire in piena libertà. Egli, allora, decise di dar prova del suo grande talento riprendendo e utilizzando il tema delle distorsioni, ovvero impiegare l’utilizzo della luce per deformare i tratti del corpo umano. L’intento era proprio quello di dare dimostrazione di un approccio fotografico ancora inedito in quel periodo storico.


Nella Ville Lumière, Kertész entrò a far parte della comunità artistica internazionale consolidando i suoi inconfondibili scatti dall’alto, spesso dalla finestra di casa. Protagonisti delle sue fotografie sono i parchi innevati, le stradine silenziose, la folla tra i ponti della Senna, per non dimenticare poi anche la manipolazione delle ombre, che in alcuni casi sostituiscono le persone e gli oggetti, in altri formano simmetrie e traiettorie.


Nell’ottobre del 1936, interessato alle nuove correnti artistiche americane, Kertész decise di accettare l'offerta di Erney Prince dell'agenzia Keystone, trasferendosi insieme alla moglie Elisabeth a New York. Il lavoro alla Keystone terminò in breve tempo e solo dopo un anno tornò ad essere un fotografo freelance. Tuttavia, gli inizi furono tutt’altro che facili: il mercato americano non era abituato a immagini così piene e cariche di significato, si prediligeva invece uno stile più didascalico.


Per lavorare con riviste come Vogue e Harper’s Bazaar, Kertész fu costretto ad allinearsi alle tendenze commerciali del tempo, proprio mentre la sua fama di fotografo stava crescendo in tutto il mondo. Le mostre personali furono sempre più numerose fino al punto che il Bard College gli conferì la laurea honoris causa.


Nel 1964 il MoMA gli dedicò una grande mostra che lo collocò in tutto e per tutto tra i grandi signori dell’obiettivo dello scorso secolo.


Nel 1981 venne pubblicato “From my Window” dedicandolo alla moglie Elisabeth morta di cancro nel 1977: una raccolta dei suoi ultimi scatti mentre, malato, si trovò confinato nella sua abitazione di Washington Square a New York, non abbandonando mai però l’amore per la fotografia.


André Kertész morì nel 1985 a New York lasciando oltre 100 mila negativi.


Tutte le fotografie sono © André Kertész

1 - Underwater Swimmer, Esztergom (Hungary), 1917

2 - Water Towers, 1966

3 - Distortion #68, 1933

4 - Two Sailors by Billboard, New York, 1947

5 - Mondrian's Glasses and Pipe, Paris - France, 1926-1970s

6 - Distortion #57, 1932-1933



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